Quando l’anima prova dolore

Quando l’anima prova dolore

Passiamo la sofferenza. La attraversiamo da fuori a dentro. I nostri sensi recepiscono in modo nuovo il mondo esterno e noi diamo alla vita una consistenza diversa. Non sappiamo quando il dolore passerà. Ci troviamo investiti, impreparati, denudati.

La testa inizia a fare domande, continue domande alla ricerca di risposte che possano calmare, alleviare, riportare alla logica il tutto. Cerchi nei SI o nei NO che ti dai una qualche forma di certezza. Torni indietro e ripercorri momenti, occasioni, sguardi. Torni indietro ancora e riguardi. Cosa non hai visto? Quali segnali ti sei perso? Qualcosa ti deve essere sfuggito. Il perché di tutto che non trovi.

Il tuo corpo si rivolta. Il dolore si fa materiale, consistente dentro di te. È come si fosse infilato nell’imboccatura del tuo stomaco e cercasse di uscire. Con la testa e le braccia è a livello del petto e continua a prenderti a pugni da dentro. Le gambe all’altezza del tuo stomaco, scalciano potenti. Non riesci a sentire più nulla. Tranne il dolore, ovviamente.

Il senso del gusto sparisce. Tutto ha il sapore del niente e ad ogni boccone ti ripeti che prima devi masticarlo, come non fosse più un’azione meccanica impressa biologicamente, da quando sei venuto al mondo. Dalla gola in giù una scala tortuosa, quasi quel cibo dovesse chiedere il lasciapassare ad ogni gradino.

La vista non ti aiuta. Metti una sorta di distanza tra te e il mondo. È una barriera trasparente, impercettibile, che ti fa vedere il sole ma non ti permette di sentirne il calore, che ti fa vedere la superficie delle cose senza più riuscire ad attraversarla. La vita ti scorre accanto nella bellezza di ogni sua forma ma non arriva a te. La barriera non la fa passare.

L’udito però ti stupisce. Senti il bisogno di ascoltare, senti che solo il potere delle parole può salvarti. Le parole che emetti e che ascolti pronunciandole e le parole, tante, che ricevi da chi ti sta accanto. Le parole che leggi, immense, dai libri. E infine la musica in parole, vibrante, che ascolti. E in questo si, riesci a scorgerne la bellezza. In questo “corteo di amici” che si forma fatto di voci, di pagine, di suoni e in fine di parole che restano, ti accompagnano e ti nutrono. Il senso di gratitudine alla vita che si crea.

E cammini. Senti di dovere camminare tanto. Come se ad ogni passo il contatto con la terra ti potesse salvare, come se l’aria fresca che entra nei polmoni potesse liberarti. E ti meravigli di come la vita possa farsi sentire, di come possa trovare il modo per dirti: “ Non ti fermare, passa oltre”. Perché un senso, a tutti questi passi, in fila uno davanti all’altro, deve esserci.

A volte ti chiedi quando il dolore passerà ma, il più delle volte, senti che non è nemmeno più importante saperlo. Il dolore ti sta attraversando e non ti lascerà indenne. Ti sta facendo scoprire lati di te che non pensavi di avere, forze nuove dalle quali attingere, percorsi dell’anima che non avevi mai sondato prima. Cambierai, lo stai già facendo. Non sai il punto d’arrivo ma il viaggio che stai passando non sarà vano. Ci saranno frutti da raccogliere, al momento debito.

Non sei mai stato così presente con te come ora. Ti ascolti nelle lacrime, nei sorrisi, nei pensieri, nelle parole. A volte la rabbia ti assale ma sempre per poco, non sarai così stupido da lasciarle troppo posto. E nel profondo, proprio alla fine della tua anima senti una sorta di fiducia in quello che ti sta capitando, quasi fosse una tappa della tua vita obbligatoria, che da qualche parte era scritta. E devi passare di lì per capire, per scoprire, per rinnovare. Per non restare fermo.

È allora che non ti viene più da domandarti “Perché proprio a me?” ma ti viene da dire “Mi fido del perché sta capitando a me”. E ti scappa pure un mezzo sorriso.

 

 

 

By | 2018-01-04T19:20:17+01:00 4 Gennaio 2018|Pensieri che sbordano|

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